A pochi giorni dall’aver ospitato il presidente statunitense Donald Trump, il leader cinese Xi Jinping ha accolto a Pechino il presidente russo Vladimir Putin per un vertice attentamente coreografato. L’incontro – caratterizzato da guardie d’onore, un banchetto di Stato e una sessione privata di tè – ha sottolineato il rapporto personale ormai consolidato tra i due leader, che si sono incontrati più di quaranta volte.
Dietro la scenografia diplomatica e le dichiarazioni congiunte contro Washington, tuttavia, il vertice ha anche messo in luce i limiti pratici di una relazione spesso definita “senza limiti”.
Nella dichiarazione finale, Xi e Putin hanno presentato una posizione comune sulle principali questioni di sicurezza internazionale. I due leader hanno condannato il progetto statunitense di difesa missilistica “Golden Dome”, promosso da Trump, definendolo una minaccia alla stabilità strategica globale, e hanno criticato gli Stati Uniti per aver lasciato scadere il trattato nucleare New START senza prorogarlo. Il linguaggio utilizzato è stato particolarmente duro, descrivendo la politica americana come irresponsabile e destabilizzante.
La rapidità con cui Pechino è passata dal vertice con Trump all’incontro con Putin risponde a un preciso obiettivo diplomatico: mostrare che, pur cercando relazioni gestibili con Washington, la Cina non intende allinearsi agli Stati Uniti sulle questioni considerate centrali per la partnership con Mosca. Il fatto che l’incontro con Putin si sia svolto meno di una settimana dopo la visita di Trump rafforza ulteriormente il messaggio di una Cina che vuole presentarsi come potenza equilibratrice e attore indispensabile negli affari globali.
Nonostante le aspettative russe, il vertice non ha però prodotto grandi risultati concreti, soprattutto sul piano energetico. Mosca continua da tempo a spingere per la realizzazione del gasdotto Power of Siberia 2, che consentirebbe di raddoppiare le esportazioni di gas russo verso la Cina passando attraverso la Mongolia. Sebbene entrambe le parti abbiano parlato di una «comprensione generale» e di progressi nei lavori contrattuali, rimangono irrisolte le divergenze fondamentali su prezzi, finanziamenti e condizioni economiche.
Questo risultato evidenzia l’asimmetria crescente all’interno del rapporto bilaterale. La Russia, colpita dalle sanzioni occidentali e ormai esclusa da gran parte del tradizionale mercato energetico europeo, ha bisogno della Cina in maniera sempre più urgente. Pechino, al contrario, conserva ampi margini di manovra e preferisce procedere con cautela sugli impegni di lungo periodo, continuando nel frattempo a beneficiare di petrolio e gas russi a prezzi scontati attraverso le infrastrutture già esistenti.
Anche gli elementi simbolici dell’incontro sono stati significativi. Putin ha ricevuto pieni onori militari presso la Grande Sala del Popolo, seguiti da un banchetto ufficiale con anatra alla pechinese e da una sessione privata di tè con Xi e un ristretto gruppo di collaboratori, richiamando lo stile informale già utilizzato in passato per enfatizzare il legame personale tra i due leader.
Entrambi hanno descritto le relazioni bilaterali come giunte a un “livello senza precedenti”, riaffermando la partnership strategica siglata nel 2022, poco prima dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina.
Molti analisti sottolineano però che questo vertice, pur caratterizzato da toni calorosi, non ha avuto il peso storico di incontri precedenti, come la dichiarazione “senza limiti” del 2022. Dopo oltre quaranta incontri tra Xi e Putin, il coordinamento politico ad alto livello sembra ormai assumere un carattere più operativo che realmente innovativo.
I due vertici consecutivi con Trump e Putin consentono inoltre a Xi Jinping di rafforzare l’immagine della Cina come pilastro di stabilità internazionale. Come osservato da Patricia Kim, sia Putin sia Trump si trovano coinvolti in conflitti prolungati generati dalle proprie scelte politiche, mentre Xi ha concentrato la propria strategia sul consolidamento interno e sulla costruzione dell’immagine globale della Cina.
Per la Russia, la visita consolida ulteriormente il proprio orientamento verso Est e garantisce una forma di copertura diplomatica internazionale. Per la Cina, invece, il rapporto con Mosca permette di mantenere un’importante retrovia strategica senza però creare una dipendenza eccessiva.
La partnership sino-russa rimane quindi profonda sul piano della cooperazione strategica e della comune opposizione alle pressioni occidentali, ma continua a mostrare limiti concreti, soprattutto sul piano economico ed energetico. In sostanza, la diplomazia del tè di Pechino ha confermato più un asse pragmatico di convenienza reciproca che una vera alleanza trasformativa.
Con l’evoluzione delle tensioni globali sotto la nuova amministrazione Trump, è probabile che Xi e Putin continuino a fare affidamento l’uno sull’altro. Tuttavia, ciò avverrà sempre più secondo i tempi e le condizioni attentamente calibrate da Pechino.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

